Persona che attraversa un periodo di crisi e ansia, in cammino da un cielo in tempesta verso la calma

Ansia, depressione, insonnia: come reagisce la mente nei periodi di crisi

Ti capita di dormire peggio del solito, di sentirti più irritabile, più stanco, con pensieri che girano in loop senza arrivare mai a una soluzione? Se negli ultimi tempi ti riconosci in questa descrizione, la prima cosa da sapere è che non c’è nulla di “rotto” in te.

Una reazione, non un’anomalia

Quando attraversiamo un periodo di forte incertezza — una crisi economica, un lutto, un’emergenza sanitaria (la pandemia e il periodo che ne è seguito ne sono un esempio che abbiamo vissuto tutti), un cambiamento importante nella vita lavorativa o familiare, un problema di salute — il corpo e la mente rispondono. E non parliamo solo di eventi di questa portata: anche difficoltà più piccole e quotidiane, quando si protraggono nel tempo, possono mettere in moto lo stesso meccanismo.

È un meccanismo semplice, che possiamo descrivere così: un evento genera un’emozione, l’emozione spinge verso un’azione, e l’azione (quando funziona) ci riporta a una condizione di equilibrio, quella che in psicologia si chiama omeostasi.

Pensa a un treno che parte e a chi resta sulla banchina a salutare: l’evento (la partenza) genera un’emozione (tristezza, nostalgia, magari anche sollievo), e quell’emozione spinge a fare qualcosa — scrivere un messaggio, organizzare la prossima visita, semplicemente concedersi qualche minuto per stare con quel sentimento. Fatto questo, l’emozione si attenua e si torna all’equilibrio.

Il problema nasce quando l’evento non si esaurisce in un momento, ma continua nel tempo — come succede in un periodo di crisi prolungata. In quel caso le emozioni si attivano, ma l’azione che dovrebbe “scaricarle” non basta, perché la situazione che le ha generate è ancora lì il giorno dopo, e quello dopo ancora.

Quando lo stress utile diventa stress che logora

Un po’ di attivazione, in realtà, ci serve: è quello che gli psicologi chiamano eustress, lo stress “buono” che ci mette in moto, ci fa cercare soluzioni, ci tiene vigili. Il problema è quando questa attivazione si protrae senza che si veda una via d’uscita: a quel punto lo stress utile si trasforma in distress, lo stress che logora — e che spesso si traduce proprio in ansia, tristezza, insonnia, irritabilità, difficoltà di concentrazione.

Non è quindi che “qualcosa non va” nella tua testa: è che la tua mente sta rispondendo, con gli strumenti che ha, a una situazione oggettivamente pesante e prolungata. Il punto non è eliminare queste reazioni — sarebbe come spegnere un campanello d’allarme senza occuparsi di cosa lo ha fatto suonare — ma capire cosa ti stanno segnalando e trovare un modo per gestirle che non sia solo “resistere” in attesa che passi.

Cosa puoi fare

Alcune cose aiutano sempre, anche nei periodi più difficili: mantenere per quanto possibile delle routine (orari dei pasti, del sonno, del movimento), non isolarsi, dare un nome a quello che si prova invece di limitarsi a “sopportarlo”.

Ma quando la sensazione di ansia, tristezza o stanchezza persiste, o quando senti che da solo fai fatica a trovare un equilibrio, può essere utile parlarne con uno psicologo. Non perché ci sia qualcosa di patologico, ma perché un confronto esterno aiuta a guardare la situazione da una prospettiva diversa, meno dentro al tunnel, e a trovare strategie più efficaci di quelle che si usano “in automatico” da soli.

Se ti riconosci in quello che hai letto e vuoi parlarne, puoi contattarmi: trovi i recapiti nella pagina Contatti, oppure puoi scrivere per fissare un primo colloquio, anche online.